IMPOSSIBILE DA ARRESTARE Per Paul Morphy gli scacchi furono una droga, dalle sue case bianco cocaina alle case nere. In pieno stato di trance sfidò il mondo intero, e, in particolare, Edward Staunton. Nessun eroe della scacchiera ne raccolse il guanto. Morphy era il più forte, e, perspicace, constatò; "Tutto il mondo mi perseguita e al tempo stesso tenta di avvelenarmi". Come fece suo cugino Sybrandt, un "bishop" dissimulato. Il campione, rovinato dalla guerra, non accettò che il cibo "preparato dalla tecnica e dall'arte di sua sorella"- la sua regina bianca- Non potendo trovare avversari sulla scacchiera, battè il suo amico Binder (il suo cavallo nero...) a pugni, e poi lo provocò in duello. Allorchè vollero internarlo al "Louisiana Retreat" persuase la direzione, grazie alla strategia e alla sua eloquenza da grande maestro, che lui godeva della salute mentale di un "virtuoso". Come Schopenhauer, aveva terrore dei rasoi (e dei matti affogati), così come dei barbieri (l'alfiere di schiuma): secondo lui costoro avevano fondato una setta per tagliargli la gola. A New Orleans (Nouvelle Orléans), festeggiò sistematicamente la sua ultima vittoria dall'alto d'un altura (la torre bianca) che dominava il suo giardino. Mormorava con l'ossessività dei surdotati: "Pianterò la bandiera di Castiglia sulle mura di Madrid al grido di: Città conquistata, e il piccolo re se ne andrà, tutto mortificato". A proposito di parecchi giocatori con cui mi sono imbattuto in tutti questi anni, come medico pensai: "Costui gioca a scacchi e non dovrebbe: è per lui come una droga senza punizione, quindi impossibile da arrestare". |
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