COME MUOIONO I VECCHI


Ricordo un amico con cui disputai centinaia di accanitissime battaglie sulla scacchiera , medico lui medesimo, danaroso e importante, che, colpito da un leggero ictus cerebrale, dovette trascorrere la intera notte su una barella con al fianco due moribondi seminudi e rantolanti, in attesa di una sistemazione!  Attraversò le medesime vicissitudini che possono oggi cogliere ognuno di noi, e poco tempo è trascorso  da quando un altro amico, un giocatore di scacchi… "dell'Est", di cui voglio tacere il nome,   mi confidò durante la sua agonia : "Perchè mi vogliono guarire invece di alleviarmi il dolore? 
Perchè mi si tratta con tanta aggressività? E' forse perchè non collaboro abbastanza al mio stesso martirio?"

Un giorno, in un ospedale di Torino, mentre, senza anestesia di sorta, gli facevano subire l'ennesimo "controllo
necessario" (broncoscopia? biopsia? ch'egli considerava solamente un'atroce tortura), disse ad uno dei "sapienti" come egli si sentisse offeso dalla sua stessa sofferenza : " Perchè non mi sorridete? Mi resta poco tempo da vivere. Noi agonizzanti oggi non possiamo neppure dire : Ave Caesar, morituri te salutant."

Il "sapiente" torturatore replicò : "Non tollero che lei mi insulti in una lingua straniera! "

Gli apparecchi sempre più sofisticati, lussuosi e costosi esigono le più grandi attenzioni.

Così stando le cose, quale attenzione si può allora accordare al dolore del paziente (calzantissimo sostantivo)?

Che importa si lascino i morituri totalmente svestiti per lunghi minuti e a volte per ore e ore in angusti bugigattoli adatti a malapena per riporre le scope?

"Tenete duro. Siate coraggiosi".  Ecco tutta la consolazione  che oggi si prodiga negli ospedali e che ebbe in dono il vecchio campione. E si folleggia di…"severe misure di sicurezza". Baggianate.  Si è smarrito completamente il più comune senso di pietas. Ci si occulta dietro parole pompose, linguaggi ipocriti, volutamente ammantati di tecnicismi.

Quando, risvegliatosi dopo aver subito una (inutile) operazione, si trovò con sua grande sorpresa in un'angusta stanzetta, che comunicava con una sordida toilette, credette di trovarsi in un commissariato dei tempi di Breznev.

A questo giocatore "dell'Est" fu dato scacco matto senza che abbia nemmeno ricevuto la stretta di mano protocollare ed il sorriso di rigore che il vincitore gli accordava alla scacchiera le poche volte in cui perse una partita.

Pace all'anima sua!