Il filosofo inglese, nel suo pensiero, tentò di congiungerla con l'umiltà. Ma fu capace di scrivere, lui, un lord!: Francesco di Verulam suppone e giudica in tal modo di sè stesso: che le generazioni presenti e future avranno molto interesse a conoscere il suo pensiero! A dire il vero il suo sogno fu di tentare di far della poesia con la scienza e viceversa. Ma tale non é il bersaglio del giocatore di scacchi ossessionato dalla sua immagine del "Io-sono-il-migliore". Lui vorrebbe che essa sia l'origine e lo scopo della sua esistenza, come il fiume che si trascina la sua essenza dalla sua sorgente. Se si contempla il firmamento si vedrà che le galassie sono esse stesse delle immagini. Dal 1929 l'astronomo (e grande amante degli scacchi) Edwin Hubble osservò che la maggior parte fra di loro fuggono lontano dalla nostra, come se la Via Lattea fosse infettata dalla tubercolosi....o come si fugge dagli scacchisti che hanno il prurito di vincere sempre. Purtroppo certi giocatori di scacchi, sopratutto di scarso valore ed importanza, frequentemente inversamente proporzionale alla loro arroganza, si rifiutano di ammettere che la riuscita o il suo contrario è solamente una questione di... prospettiva. Qualcuno, ai limiti della paranoia, giunge ad incolpare l'avversario se per loro incuria, hanno lasciato ...la Donna in presa! Perché non lasciargli credere che vi é una differenza fra l'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande? In verità il secondo non é che un abnorme ingrossamento del primo, e, per conseguenza, sono della medesima natura. Nel gioco degli scacchi solo il genio comprende questa verità e CREA: la sua azione consiste nel non possedere, e nel non ritenere nulla. Egli non tenta di oscurare savane o giardini con le patetiche colonne di gesso della sua "riuscita" ad ogni costo. |
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