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Da "PIANTO ANTICO"
Di Giosuè Carducci
AUTORITRATTO
L'Alfiere a cui tendevo
La mia rapace mano
Per mio error marchiano
Scampossi, che stupor!
Sul vasto campo a quadri
Ringalluzzì tutto or ora
E manda alla malora
Pedoni e pezzi ancor.
Non son che un pollo infame,
Ormai ne ho prese tante
Che mando, lancinante,
Un urlo di dolor.
Eppur continuo sempre
A spinger questi pezzi,
con gioia li accarezzo.
Son sempre il mio tesor.
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