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COME UN BANCHIERE ANARCHICO
Contemplo, come assorbito in me stesso, la frenesia di un alveare nei profumati monti di Provenza. Che stress!
Mi domando se l'assenza di movimento dell'elefante (di Goa?) non sia quella che gli consente di vivere centenario.
Mi dicono vi siano giocatori di scacchi negli USA, e anche qui in Italia, per lo più slavi, molto somiglianti a una certa specie di api iperattive.
Queste , spossate, esauste fino a cadere stecchite a terra, dopo aver percorso centinaia di chilometri durante l'estate, gli altri, spostandosi e spossandosi incessantemente giocano instancabili tornei su tornei, blitz a migliaia.
In tal genere di maratona i partecipanti devono non solo arrecare il nettare del loro gioco, ma anche, insieme a loro, trasportare gli attrezzi di lavoro, per raccogliere qualche premio. Così girano, carichi come muli, di scacchiere, orologi da torneo, volumi ponderosi.
Questi poveri giocatori se ne vanno svolazzando, spinti dalla loro passione, da una città ad un'altra, con le loro grandi scacchiere sotto le braccia. Nessuno sa con certezza di che si nutrano e dove riposino.
Come fossero antiche meravigliose libellule africane di cui si narra, che sembra avessero un'apertura alare di un metro e mezzo.
Per tutti costoro, tapini, per tutti gli scacchisti, dovrebbe finalmente un giorno non lontano, prendere corpo un grande innamorato degli scacchi: un Buon Sindaco, un Illuminato Industriale, un Potente Imprenditore, un Grande Fratello, che, senza nulla chiedere in cambio per carità, come il "banchiere anarchico" che Pessoa mise in scena nella Città Paradisiaca, si sedesse con noi come un amico e ci offrisse ponti d'oro, tesori di favolose perfette organizzazioni, così, solo per l'immenso suo amore per questo terribile, immortale, misterioso gioco.
Altrimenti si continuerà a vivere negli anfratti bui, sine pecunia nec nobilitate, cibandosi di rifiuti, di rare crostine di pane cadute da altri banchetti.
Come neri, reietti scarafaggi, fingendo di essere libellule nel sole.
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