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SCACCHI INQUIETI ED INQUIETANTI
Anche a livelli più che modesti di pratica e cultura scacchistica da decenni si va disquisendo se gli scacchi siano più un gioco, un'arte, una scienza, oppure, ahimè, uno sport. Ahimè sì, perché legioni di più o meno illustri addetti allo "sport" si adontano , con apprezzamenti più o meno dissacratori, al solo pensiero che questo antichissimo gioco possa essere equiparato ad uno.Sport! Ma tant'è, i giochi sul nostro amato gioco mi sembra siano proprio fatti. Con buona pace di tutti si andrà alle Olimpiadi. E saremo sottoposti all'esame antidoping e alla visita medica attitudinale..Quanto ai soldi in ipotetico arrivo, considerando l'estrema povertà in cui versano le casse del CONI, non vi farei troppo affidamento.
Io rimango sempre del parere che gli scacchi vadano considerati, seppur seriamente, come un Gioco e nulla più, altrimenti arriva l'esagerato ma saggio don Lorenzo Milani che, con la sua lettera a V. Lampronti (23.6.1961) ammonisce: ".e non si gioca a Scacchi mai. Perché non c'è gioco più profondamente immorale, laddoveché richiede concentrazione intellettuale mentre un gioco, anche a volerlo concedere (sic), deve almeno essere distensivo". (perlomeno, al contrario dell'ineffabile G.P.Ormezzano e del suo ciapanò, don Milani, non essendo un pretenzioso semplice giornalista, capisce che gli scacchi sono qualcosa di meglio.)
Rigurgiti, in epoca relativamente recente, del vetusto ostracismo della Chiesa nei riguardi dell'homo ludens. E poi adesso ogni disquisizione parrebbe drasticamente stoppata. Gli Scacchi sono uno Sport. Così è stato irrimediabilmente deciso nelle alte sfere. Tutti felici e contenti. Tutti in attesa di fiumi di denaro. Ma non si può negare vi sia del vero nella valutazione della difficoltà, della nevroticità, nella scarsissima letizia che aleggia greve nel gioco degli scacchi.
Che sia un altro, fondamentale, motivo per spiegare la scarsa partecipazione femminile agli scacchi "impegnati"? Le donne non per niente vivono di più e meglio; sarà tutto merito del cromosoma mancante, ma è anche evitando giochi che richiedono duro studio e palpabile stress al solo scopo di annientare (altro difetto prerogativa del sesso maschile: l'animus necandi) l'avversario in battaglie che, pur apparentemente incruente, provocano rialzi pressori di cui anche un modesto giocatore come me ha pagato lo scotto.
Quanti fiumi di inchiostro sui benefizi etico-culturali del nostro gioco! Meglio dare una coraggiosa occhiata a qualche scheletro negli ammuffiti armadi. Così, per cantare, stonati, fuori dal coro.
E' come per il pugilato d'un tempo: "quell'individuo se non fosse salito sul ring sarebbe stato un delinquente e, al minimo, avrebbe sbudellato qualcuno per strada, per fortuna la sua furia è stata incanalata in regole belle e precise". E così: "se qualche anima pia non gli avesse insegnato gli scacchi sarebbe stato un disadattato. Dubito si sarebbe dedicato con profitto ad un edificante lavoro in Banca o a un paziente lavoro di ricamo a punto erba, e poi, con il cervello che si ritrova, si sarebbe di continuo conficcato l'ago sotto le unghie. Invece adesso che gli hanno pazientemente insegnato la strategia degli avamposti, le case deboli, e il corretto avanzamento dei pedoni nel gioco ipermoderno, può nutrire di sé stesso una sconfinata ammirazione".
Ho conosciuto legioni di più o meno valenti giocatori monomaniaci che, abilissimi a giostrare con i mitici pezzi sulle 64 caselle chiaroscure, al di fuori non sono in grado di badare ai propri affari senza l'aiuto di un tutor.
E quanti sono i pazzi che si aggiravano ai vertici romantici degli scacchi? Un primato statistico. Fischer, Morphy, Steinitz, Nimzovich, Alechine! Tutti noi conosciamo anche le loro stravaganti prodezze al di fuori degli scacchi. Mi pare che oggi, nel globale svilimento di ogni arte, nell'appiattimento di ogni creatività o talento, sia però migliorata la salute mentale. Meno sforzo.più computer.
E del resto che "gioco" può mai essere questo, che entro le prime 10 mosse ha una quantità di combinazioni possibili pari ad un numero impronunciabile che inizia con 169 a cui fanno seguito altre 30 cifre? Un abisso. E, come tutti gli abissi, esercita una terribile forza ipnotica. Guai a cadervi completamente dentro. E' come arruolarsi a vita nei marines.
Ma allora, sono gli scacchi che conducono a una più o meno evidente forma di squilibrio mentale o sono gli squilibrati, i disadattati, che sono attratti dal "nobil gioco"?
Bifido quesito. D'altra parte, se state pensando che stia esagerando, ricordate cosa diceva il grande Lasker, ex campione del mondo di scacchi: "I pazzi non possono giocare a scacchi, ma solo i pazzi lo fanno". Lode allora ai cari spingilegno, agli appassionati scacchisti, su su fino ai .terza nazionale. Avranno qualche dubbio su la struttura fissa dei pedoni derivante dall'impianto eschimese dell'ovest indiana in contromossa, si ostineranno a giocare difese Pirc senza averne assolutamente capito il senso, ma saranno sempre il pilastro, sano, di ogni Circolo scacchistico. A quando un valente poeta (penso a Ernesto Ragazzoni di Orta.) scriverà un'"Ode in onore dei pacifici scacchisti che aman solo il notissimo gambetto".?
Quanti eterni candidati maestri, ex giovani di talento irretiti dallo studio e dalla pratica esclusiva del difficile gioco, hanno sacrificato i loro studi e la loro vita, intrappolati nelle sale del circolo ed ora davanti al monitor del PC!
Il martire boemo Jan Hus fu dato al rogo e le sue ceneri disperse nel Reno. Il suo ultimo, grave, turbamento di pensiero fu: " non ho forse dedicato troppo del mio tempo agli scacchi? "
Occorre dunque trovare col gioco un rapporto equilibrato, cosa tutt'altro che semplice. Occorre trovare con gli scacchi un rapporto veramente di..Sport!!
Nel senso etimologico del termine derivato dall' inglese: "divertimento, passatempo. Noi diremo: per passione, per capriccio, per svago.Oggi dicono anche: per sport." (M.Cortellazzo-Diz. Eimol. Della lingua italiana. Zanichelli.
Mi sa che l'atteggiamento ideale l'abbia definito nelle sue "Lettere Spirituali" Giuseppe Rensi:
"..bisogna per tutta la vita aver qualcosa di analogo a quel ch'è il gioco per i ragazzi, qualcosa che ci interessa come una cosa seria a cui dedicare una seria attività e che nell'istesso tempo ci lasci l'avvertimento che non è nulla di essenzialmente importante."
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