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MOSTRI GENIALI E SCIMMIE CINESI
Byron, nella sua adolescenza, credette d'essere un mostro perché trascinava una gamba menomata. La sua opera "Il deforme trasformato" inizia così:
"Berta: Fuori di qui, gobbo!
Arnold: Sono nato così, mamma."
Sembra che questo dialogo rifletta proprio quello che il poeta scambiò con la sua stessa mamma nella sua infanzia.
Ciononostante, anni più tardi, Stendhal, ammirato da questo giovane scrittore inglese di 24 anni, dichiarò: "Non ho mai visto nulla di più bello ed espressivo."
Il romanziere contempla Byron con l'affetto e la tenera curiosità che non aveva avuto sua madre. Per quest'ultima, la deformità di suo figlio era un insulto per il suo ventre e la sua persona.
Certi campioni, proprio fra i più grandi, hanno avuto egualmente l'impressione di essere dei mostri durante la loro infanzia e adolescenza. Nel loro spirito, l'arte di giocare a scacchi li allontana dal mondo, li blocca, li fissa in loro stessi. Ma questa tara, ch'essi considerano come una specie di mutilazione corporea, in luogo di imbruttirli, può, agli occhi di qualcuno , donargli più splendore, come agli eroi mitici: da Tindaro ad Edipo...tutti e due zoppi, come Efesto o Giacobbe nella Genesi. Sartre diviene un "don Giovanni" reincarnato e mitico, allorché, ( se si deve credere a Simone de Beauvoir nelle "Cerimonie degli addii" ) obeso e bavoso, non era più in grado di controllare i suoi sfinteri.
Essere anormali ispira tanta repulsione ed un' irresistibile passione!
Ma così rari sono coloro che si entusiasmano per questi casi eccezionali! Tutti gli altri, più inclini al conformismo, tentano di proteggersi contro ogni più piccola cosa che attenti al metro della "norma".
Morphy, Steinitz, Fischer...e oggidì.. Kamsky, hanno sofferto di queste persecuzioni: ogni tumulto è stato loro scagliato contro per rovesciarli, per screditarli.
Ma ogni cosa li predispone alla chiaroveggenza...ed al genio.
Consideriamo, di questi tempi, il siberiano Gata Kamsky, fissatosi non senza patimenti e povertà, a Brooklyn. Imbrogli, menzogne e calunnie divengono lecite se sono utilizzate per sbarrare la strada al miglior giocatore vivente. Più vulnerante di tutto un supponente disprezzo, un fazioso silenzio. In soccorso delle truffe e delle più disparate violenze, la muta dei benpensanti degli scacchi tenta di tormentare o vanificare la sua irresistibile ascesa.
I giudici che lo condannano in modo così iniquo sono dei membri delle stesse federazioni o...giocatori invidiosi del suo genio, incapaci di vincerlo sulla scacchiera, o piccoli uomini, professionisti del livore, che gravitano anche nell'ambiente scacchistico e che non perdonano certe scelte. Essi distillano i loro insulti senza tollerare alcuna risposta...dopo tanti anni!
Dapprima, quando le autorità sovietiche impedivano a Kamsky di giocare, dopo ch'egli già aveva dimostrato di essere il fanciullo più dotato della sua epoca, tutte le supreme "assise" scacchistiche non vollero saperne niente, e, come le scimmie cinesi, badarono soltanto a tenere bocca, occhi ed orecchie ben chiusi.
Per cui, all'età di 14 anni, dovette fuggire dall'URSS e andar esule negli Stati Uniti, e dopo che ebbe dimostrato a Tilburg, a Nuova Delhi o a New York che era la più brillante giovane speranza del mondo, si accanirono maggiormente contro di lui. Egli scelse con molto discernimento suo padre per assisterlo nell'ardua sua impresa. Orbene, quest'uomo buono, forte e generoso, è stato costantemente diffamato.
Non importa quanto siano grosse le frottole che sparino i vetrioleggiatori, esse, come ben sapeva Voltaire, saranno considerate come un fatto accaduto dai nemici di Kamsky. Non constatiamo questa politica quotidianamente? Vergogna dell'umanità.
E d'altra parte lui è così poco..."normale"!
Lo hanno costretto ad abbandonare.ma per un nobile scopo. Divenire medico per curare..i diversi.
Ma l'arte degli scacchi lo ha di nuovo richiamato con la sua insopprimibile lusinga. .
Ma il Tempo gioca per il giovanissimo americano. Egli è tornato. E non sono certo il solo a continuare ad avere fede nel suo genio. Ed alfine, piuttosto che avere fede, o rifugiarsi nella Provvidenza, tutti dovranno arrendersi all'evidenza.
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