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PANICO A LAS VEGAS
Per Giulio Cesare, la Dea Fortuna era la sua avvocata e patrona.
Nell'Hotel-Casino di Las Vegas che porta il suo nome si è svolto il campionato del mondo di scacchi. Una sontuosa manifestazione dello stesso valore dei campionati del mondo di lippa.
Diffondeva un alone di metafisica importanza, come spesso accade, un montepremi di 3 milioni di dollari. Negli sfarzosi saloni , rari nantes in gurgite vasto, si tediavano pochi spettatori (fra cui è stata notata Leila Fischer).
Fra i concorrenti, ne il primo (Vladimir Kramnik), ne il secondo (Alexei Shirov) non sono approdati alla finalissima, ma solo il 36° Vladimir Akoppian) e il 44° (Alexander Khalifman) secondo le classifiche Elo, hanno potuto partecipare.
E' per questo motivo che, fin da Esiodo, si rappresenta la Fortuna cieca come il Destino. Omero, più che mai egli stesso non vedente, non ha mai messo in dubbio la sua esistenza. Per i Romani, miss Fortuna (alias per noi "che il buon Dio ce la mandi buona") teneva tra le mani il corno dell'abbondanza, un piede posato su di una ruota e l'altro in aria per raffigurare non già un equilibrista ma l'instabilità.
Nel gioco degli scacchi fortuna e concentrazione si mescolano.( Con buona pace del famoso: "In me vis sortis nulla, sed ingenium.". Come dire: L'azzardo e la memoria. Gioco panico, niente affatto punico, dove il tempo è una dimensione così indefinibile che sorge ( un attimo prima ) come una ghigliottina.
Ma i nuovi orologi ( degni della valle di Joux ) hanno fatto saltare in aria la gerarchia del tempo. Il nuovo conteggio è la porta d'ingresso stessa della sua negazione : quantica, cosmica e comica.
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