IN ATTESA DELL'IMPRECATORE

" La scacchiera, scrive Primo Levi, è senza dubbio l'unico oggetto che è stato materialmente trasmesso nella mia famiglia di padre in figlio. la vecchia scacchiera di casa nostra racchiude i nostri lari domestici. è il solo gioco che ho accettato : gli altri mi annoiano.Da non so quante generazioni ciascuno dei miei antenati ha insegnato le regole ai suoi figli, lo ha battuto per qualche anno, poi ne ha tacitamente ammessa la superiorità. Con ciò non intendo che il livello sia migliorato di generazione in generazione. Parliamoci chiaramente : giocare a scacchi non è una cosa frivola per i giocatori professionisti, ma per me lo è. Gioco piuttosto male. in modo frivolo e temerario. di tanto in tanto. gioco allorquando un avversario adeguato è alla mia portata. che abbia lo stesso spirito distratto e gioioso, ed un livello non troppo differente dal mio. "
Un articolo, uno degli ultimi scritti prima della sua morte, racconta l' "irruzione del giocatore elettronico" nel suo universo. Si suppone l'autore sconcertato dinanzi alla macchina. Come non volesse intendere il grido di Apollonio ( secondo Plutarco ) : " Se l'imitazione sovente indietreggia, atterrita, l'immaginazione giammai ! " Quando Levi pazienta dinanzi al computer che calcola, dice fra sé che può "sopportare d'attendere di fronte ad un avversario " , ma di fronte ad una macchina ogni attesa del colpo seguente "è un eternità" .
Come è terribile per Cicerone un altro silenzio dello stesso genere : quello che cala greve nel Senato quando ciascuno attende tremando la voce stentorea dell' imprecatore .