RALLEGRATEVI; IO SONO DIO...

HO ABBRACCIATO QUESTA SIMULAZIONE!

I giocatori di scacchi si immaginano, beati loro, di essersi consacrati ad un gioco ove l'azzardo non ha ruolo alcuno.
il giorno in cui supporranno come Mallarmè che " Un colpo di dadi non abolirà giammai il destino" ( o un tratto d'una partita a scacchi ), come potranno continuare a giocare con la stessa gioia presuntuosa?
Essi preferiscono credere, d'accordo con Einstein, che " Dio non gioca ai dadi ".
Ma se Destino era per gli antichi un dio superiore a Giove-Zeus, sarà giocoforza considerare la possibilità che egli possa fermare in modo irrevocabile il corso degli avvenimenti.., e così pure le peripezie d'una partita a scacchi.
" Kasparov Imperatore " è accusato dai suoi nemici di autodivinizzarsi. Se questa è la verità, egli sarebbe un dio...leninista.
Questo dio "collettivista", circondato da esperti, da analisti, da assistenti, da specialisti, da computer di plastica, si oppone al dio...individualista, col quale, fortunatamente, s'identificò qualche altro grande campione.
Steinitz giocò solitario, senza l'aiuto di nulla e di nessuno,...contro Dio stesso.
Per amore, egli concedeva il vantaggio d'un cavallo, ma, al tempo stesso, si sentiva d'essere, come Nietzsche, un dio in maschera. Soleva dire. "Rallegratevi, io sono Dio..ho assunto questa mascheratura!"
I comuni mortali gli incollarono un'etichetta con su scritto: PAZZO.
Ma del resto , cos'è più avventato e temerario, credere in Lui, o pretendere di esserlo?
La scienza del passato e la teoria scacchistica affermano, come Laplace, che non può accadere nulla di fortuito, che il Caso non esiste, tutto è "scientificamente" prevedibile. Quale presunzione, che orrida baggianata!
Cartesio giocava d'azzardo, per interesse, per guadagnare del denaro se ne aveva necessità.
Egli spiega alla principessa Isabella in che modo dominava il destino: " Per avere delle possibilità, bisogna crederci." Molto.."scientifico".
Questa è pure la prima virtù dei campioni di scacchi: loro la chiamano..concentrazione.