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E L'IO DI WITTGENSTEIN CESSA DI ESISTERE
" Immagino volentieri il giovane Ludwig Wittgenstein con l'aspetto d'un giocatore di scacchi.
Innanzitutto, perché questo gioco permette di sfuggire l'incurabile imbecillità degli uomini; poi, perché egli ne trarrebbe numerosi insegnamenti per la sua filosofia; infine, e sopra tutto, perché resta ancora la maniera più sottile e più crudele per trionfare sulla figura paterna, (il Re ), e quando si sia raggiunto il superamento del padre, non rimane altro, finalmente, che dare scacco matto a Dio " , così scrive Roland Jaccard nel suo rimarchevole "INDAGINE su WITTGENSTEIN ".
In effetti il trionfare sul padre non è una mera figura retorica o psicanalitica. Bimbo, il poeta Michel Houellebecq giocò le sue prime (ed uniche! ) partite con suo padre per avversario.
Stanco di perdere, abbandonò definitivamente la scacchiera. (Frequentemente vi è più saggezza in un bimbo che in tanti sciocchi inveterati e disgustosi spingilegno. Ne conosco che per segnare un punto compiono salti acrobatici col Cavallo!)
Fu certamente per tale motivo che un giorno si mise a scrivere i suoi quasi-sonetti e in uno di essi immaginò che un orfano evochi (in versi alessandrini ) il suo defunto ( quanto meglio per il giovane! ) genitore : " Mio padre fu un coglione solitario e barbaro/ (.) non sopportava che un giorno lo potessi superare / ( .) Io mi sono sentito vecchio poco dopo la mia nascita/ (.) ho vissuto senza punti d'appoggio, circondato dal vuoto, per tutta la vita."
Si potrebbe azzardare che Jaccard voglia provare l'esistenza d'una filosofia che vada al di là dei sentimenti e delle sensazioni considerati universalmente come i soli elementi costitutivi della realtà.
Ciò risulta dal fatto che il gioco degli scacchi imprigiona sentimenti e sensazioni, ed estraniandosi dalla "realtà" quasi a voler ergersi a trionfo di se stesso, giunge ad essere però quasi la negazione della teoria di Wittgenstein della " Non-proprietà se privata dello spirito".
Tuttavia, secondo il filosofo, se la partita di scacchi, come il mondo, è una Idea. essa non appartiene a nessuno!
In effetti, seguendo sempre questo ragionamento non vi può essere soggetto alcuno che pensi o immagini una combinazione sulla scacchiera: l'anima (il soggetto o il gioco degli scacchi ) non esiste così come l'immaginano gli psicologi, ci dice Wittgenstein!
Egli dichiara che allorché ci si lascia conquistare ed impossessare dall'oggetto ( una partita a scacchi o una sinfonia ) non si ha più coscienza di se stessi : " L'Io ha cessato di essere."
Dubito che queste disquisizioni sulla non-proprietà delle Idee potrebbero essere prese in considerazione dagli ispettori SIAE, che mi dicono non tentino di sottrarsi in alcun modo al triste destino intellettuale umano e coltivino assai poco gli scacchi e la filosofia. Ci salva la feroce pelandronite statale. Stanno da tempo riposando!
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