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OFFRIMI IL TUO DOLORE
Se mai potessi scrivere un piccolo libro di cronache, lo intitolerei "Tutto è bene" e sono quindi già a buon punto. Dovrei soltanto avere la costanza dello storico e avere un amico editore sprovveduto, danaroso ed entusiasta.
Vi figurerebbe pure il mio amico giornalista e scacchista con il quale più volentieri (masochista ) mi misuro, malgrado egli, allorquando ancora non ho completato di muovere il mio primo pedone già mi redarguisce: " Ma mio caro, fa un po' di attenzione! " Senza posa durante il gioco (ormai non sopporto più la tensione dell'orologio e del fatale..zeitnot) vuole dimostrarmi la mia imprevidenza, giungendo con inveterata costanza al più fastidioso dileggio. Risatine di compassione, inviti alla più vicina bocciofila.
Un giovane psichiatra, già di fama internazionale, con cui ebbi la fortuna di parlare a Nizza, Pierre Viénot, riflettendo su tal modo di comportarsi, mi disse che il mio amico, buon giornalista, sicuramente non era un buon giocatore di scacchi e quindi sempre applica un altro tipo di gioco, in cui eccelle: gli scacchi psicologici.
Con lui, mi suggerì Viénot, dovrei tentare la persuasione inversa: " Mio caro, mi accorgo che tu ormai hai vinto.Ah! Questo colpo mi rovina. Non varrebbe più la pena ch'io proseguissi. " E continuare a giocare.
Si può d'altronde affermare che l'amico esercita certe pressioni che a volte si ritrovano in partite giocate fra grandi maestri.
I musi stereotipati, le smorfie e le boccacce che lo stesso campione del mondo dispensa quando gioca, vengono considerati da un gran numero di suoi avversari come altrettanti tentativi di intimidazione. E chi non ricorda l'urlo belluino della Seles nel tennis? Un brutto giorno un pazzo furioso la invitò tragicamente a tacere.
Posso affermare d'altronde con sicurezza che questi principi del fair-play aspirano a gioire delle nostre sofferenze.
Lou-Andreas-Salomè, secondo i suoi biografi, era anch'essa incline ad atteggiamenti imperiosi e apparentemente non di cuore tenero. Tuttavia, all'incirca un secolo e una dozzina d'anni orsono, quando conobbe Nietsche nella basilica di San Pietro, scambiò con il filosofo un forte proposito di grande tenerezza.
Alla domanda di Nietsche : " Da quale stella siamo caduti per poterci incontrare? " Lou rispose, proteggendosi con il fascino dell'ambiguità: " Siamo amici! Formiamo una comunione di spirito e di cuore.Sposiamo. le nostre idee! "
Ma, più tardi, lei gli dedicherà il suo poema "Orazione" ed una frase lapidaria e che incute timore:
"Se tu non hai più della gioia da donarmi, offrimi il tuo dolore. "Dicendo ciò, sembra che Lou-Andreas-Salomè, beata lei, non abbia mai toccato un pezzo del nobil gioco in vita sua.
15.11.1998
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