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L'AMORE FOLLE DEGLI SCARAFAGGI
" Allorché gli umani, tremila anni dopo la caduta di Troia, incominciarono a prendersela con me, scelsi di affrontarli sul perfido terreno della sfortuna in amore." Ciò rivela un coltissimo spione nel prologo di un romanzo poliziesco di Daniel Evan Weiss " Gli scarafaggi non hanno re ".
Avrei preferito come titolo " Gli scarafaggi non hanno regina " al fine che meglio si distinguessero insetti tanto sociali, queste piccole vittime tanto intelligenti!
Dopo la breve incursione di Kafka nel loro mondo, saluto comunque l'apparire dello scarafaggio, questo reietto, nel romanzo citato, come un inno alla differenza. Recentemente la pittrice Graziella Borghesi li ha alloggiati nello squisito libro per bibliofili " IL FOLLE AMORE DEGLI SCARAFAGGI"( Ma ci vorrebbe la penna d'un grande che li riabilitasse. )
Questo piccolo, odiato animale, non vive che nelle tenebre, tale e quale a certi giocatori di scacchi ( penso a Kamsky ) che, perseguitati e calunniati dagli altri insetti del mondo, quelli ordinati, allineati e sottomessi, si sono ritirati, stancati.
Solamente i " ben visti" sono..visibili!
Fra le tante "meraviglie" della creazione, quella che soddisfa meno lo scarafaggio, è lui medesimo, e più si ravvisa meno si ammira, si nasconde ai suoi stessi sguardi, lui, così mal visto!
E' tutto un inno ai mediocrissimi che pur non avendo donato nessun lustro particolare agli scacchi, con i loro miseri exploit, vestiti di penne rilucenti come un indio amazzonico, senza aver dato nulla della loro presunta bravura o del loro tempo, con aria massimamente schifata rifuggono lo schivo mondo dei reietti scarafaggi che sol vorrebbero, amandoli, trarre un po' di nobile svago dagli scacchi.
Per non scorarsi pensiamo che al mondo ancor vi sono poeti e scacchisti, come Benjamin Ivry, lo squisito giovane poeta (e scaccofilo) che dopo aver scritto "Paradiso per la Regina Portoghese", non solo non ha ricevuto il becco d'un quattrino, ma non ne ha avuto nemmeno una copia, dalla sua editrice tedesca, o Peter Leko, amico suo, ai quali ogni tanto ancor piace dormire sotto la volta stellata ai piedi d'un albero fronzuto, per rigenerarsi.
Umiliati, offesi, Ivry, Leko, Kamsky, appartengono alla stessa famiglia...è impossibile che il sordido rancore li abiti.
Essi dimenticano agevolmente i torti subiti dai loro supposti Salieri.
Li abbaglia e li seduce, beati, soltanto ciò che ha profonde radici nel profondo del loro cuore.
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