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IL SUBLIME HA DUE MILLENNI...
La creatività ai suoi più alti livelli ( e sopratutto negli scacchi ) raggiunge l'acme, il punto cieco dell'arte.
ogni "analisi" svuota della loro essenza le partite giudicate sublimi : queste non inducono a "ragionare" ma a percepire.
Come ogni oscura nube si ravviva nel constatare che possa esistere una bellezza di tale fulgore !
I commenti, i premi, ( anche quelli di bellezza ) vengono dopo la battaglia e non possono che far da contorno alla celebrazione ed alle ovazioni.
Eppure i Latini si limitavano a designare con il termine sublime soltanto i muscoli non situati in profondità. Nell'argot parigino poi è sublime una persona in preda all'alcool e che pertanto non può combinare granché di utile.
Due millenni fa, Longino, si pensa, fu l'autore del primo trattato sul sublime, una delle più notevoli opere della letteratura greca, che purtroppo molti divoratori di romanzi moderni ignorano. Egli tenta di afferrare per la prima volta la natura del sublime "compreso fra la passione ed il patetico" che mette ed emette " come una lava ardente".
Nel gioco degli scacchi il sublime ci tuffa così nell'estasi, ci sorprende e al tempo stesso ci sommerge con la sua perfezione estetica.
Come se il giocatore sia andato a cercare questo " soffio ineffabile " negli abissi di tesori di abilità.
Dinnanzi alle più brillanti partite di Morphy o di Tal, chi ama davvero gli scacchi coglie la sensazione di trovarsi al di là del bello.
Dovrà allora cercar soccorso a quella che i classici chiamarono la " respirazione sublime ", per il timore di venir soffocati da una bellezza d'un tale livello. Ahimè, come non capiscono alcuni che Karpov, l'eterno, mai sfiorerà ...il sublime?
Così Longino e Tartakover, autore d'un trattato su Morphy, attingono loro stessi al sublime. Poiché entrambi hanno avuto il sentimento di sentirsi trasportati al di là del bello.
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