JACOPO E L'AMO D'ORO

Sono recentemente venuto in possesso del volgarizzamento del De Ludo Scachorum scritto nell'ultimo quarto del 1200 dal frate domenicano Jacopo da Cèssole, (paesino assai ameno in provincia di Asti, ..che nessuno,oggi, conosce), stampato dal Ferrario a Milano nel 1829. Questa raccolta di precetti precipuamente di carattere morale ebbe un successo ed una diffusione enorme. E la sua influenza si protrasse per secoli. Sulla sua falsariga furono stilati altri manoscritti, come il Tractatis de Ludo Scachorum, un codice, un testo vergato in minuscolo ed elegante gotico, ornato da 15 fini miniature,mai stampato, di anonimo praghese degli inizi del 1400. In ambedue non possiamo ricercarvi insegnamenti di tecnica o di strategia, non ci si interessa che della giustificazione morale del gioco, del suo insieme e dei pezzi, in particolare inventando una critica strutturale degli scacchi.
La scacchiera viene rappresentata dalla città di Babilonia... Solamente in un luogo simile si sarebbe potuto comprendere appieno il proclama di Fischer: "Gli scacchi sono la vita!"
I misteri degli scacchi, viene scritto nel De Ludo Scachorum, sono di tre generi: lo spazio della scacchiera, il luogo ove compiono le loro evoluzioni i pezzi, ed il modo di muoversi.
Lo spazio riflette la planimetria archeologica rettangolare della fantastica città con le sue "maravigliose muraglie", I suoi cento portali in bronzo, le sue quattro torri d'angolo senza porte. Lo scacchiere conta 64 spazi quadrati che raffigurano gli otto suoi più eminenti palazzi .
Gli ammaestramenti morali sull'arte di dare e di ricevere meritano una riflessione.. così come quella di scambiare.
Offrire o prendere, amare o sognare, essere o apparire... come potremo non commuoverci immaginandoci sulle rive dei fiumi di Babilonia?
In modo assai pragmatico però, ed ancora di grande attualità, Jacopo ci mette in guardia, perché anche in una tal città si deve ricercare il cambio utile, e non bisogna avventurarsi ad ingaggiare alcuna guerra se non sia maggiore la speranza di vincere che il rischio di perdere! E chi non agisce in tal modo, ci avverte, somiglierà a coloro che "pescano con un amo d'oro", dal momento che il pericolo di perderlo non potrebbe in alcun modo essere compensato dalla cattura di alcun pesce.
In effetti gli scacchi sono ancora una volta l'immagine della vita.
L'amarezza prodiga i suoi brividi spettrali agli incauti e sprovveduti.
Or tu dunque, amico spingilegno, perché ti riempi casa con moderni manuali, ponderose enciclopedie e sofisticate monografie, quando ancora non sai applicare i precetti d'un manoscritto duecentesco?