“O MORTE, VECCHIO CAPITANO!”

Charles Baudelaire

La morte gioca a scacchi con l'uomo. (foto) E' questo il titolo dato ad un affresco di Alderkes Pictor dipinto nel 1470, nella chiesa di Taby in Svezia e che probabilmente ha ispirato una celebre scena del suo film "Il settimo sigillo" a Ingmar Bergman (nell'antico affresco lo scacco bianco è correttamente posto alla destra del giocatore mentre il grande Bergman si permette..qualche licenza).
Nell'Enciclopedia di Diderot e D'Alembert, una tavola mostra quattro pezzi del gioco che hanno tutti pressoché la stessa forma. Essi non si distinguono che per la loro grandezza: il Re, la Regina, il Cavallo, L'Alfiere. Sanvito, il nostro storico che ha ereditato da Adriano Chicco una gravosa eredità, ha , nel suo ambizioso e pregevole volume "Figure di Scacchi", dimenticato di riprodurre questa pregevole tavola. (l'Enciclopedia è edita in Italia da Franco Maria Ricci in 17 volumi).
La morte, oggidì si allontana, si stinge, per lasciare apparire una concezione amorfa, ordinata e serena; quella della Scienza e del "gioco-scienza" che non può distruggere nulla, poiché nessuno al mondo sognerà più ad occhi aperti davanti all'esistenza, ben reale, così ferrea nei suoi principi di termodinamica classica, dell'entropia di Clausius.
In pieno Rinascimento, nel 1584, tra i pezzi del gioco di Tarsia, riprodotti nel Dialogo di Brunetti, ( e che Sanvito cita a pagina 22, ma non è evidentemente in grado di mostrare) si può osservare una Regina che esibisce i suoi seni come se avesse voluto introdurre una "figurazione teatrale intelligente", in un film del giorno d'oggi, o, meglio ancora, come se anelasse sfidare la morte, così come il Re, suo compagno, preoccupato, analizza, capo chino, lo scacco che lo porterà all'agonia.
Nel XIV° secolo, i giocatori, secondo la stampa del maestro E.S., si crogiolano in un giardino ove troneggia un tavolo di marmo ed una scacchiera.
Loro non giocano per la loro vita, ma inventano, grazie agli scacchi, le regole della cavalleria e dell'amor cortese.
Per Delacroix naturalmente"I due giocatori di scacchi" evocano le sue consuete fantasie orientali: la Morte diventa una bella Africana che porta una croce in spalla.
Il torinese Gonin, in pieno Romanticismo e Risorgimento, dipinge "La partita a scacchi" ambientata nel ridotto di una caserma, corrusca di armigeri, burbera e maschilista. La Morte è dietro l'angolo.
Affascinato da Hegel, Kandinsky (come suo cugino Kojèv) medita sulla morte di Dio e sulla fine dell'Arte: nella sua "Composizione sul gioco degli Scacchi", i tempi e lo spazio si spostano, si smembrano, dominati da un scacchiera che ha perso una colonna, nello stesso modo che la Storia ha perso per sempre il suo umanesimo. "