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BISCOTTINI PER CANI SACRI
Dopo più di trent'anni di ottimi e piacevoli servizi, la mia macchina fotografica, di un certo pregio e senza ancora traccia in lei di plastica, ha reso, in quel di Nizza, nella Baia degli Angeli, il suo ultimo respiro. Piombando da considerevole altezza, si è fracassata al suolo come un simbolo.
E' stato con lei che ho fotografato i giocatori da me più ammirati, che per buona sorte ho potuto incontrare, da Tal a Karpov, da Hubner a Leko, da Reshevski a Kamskj a Short, così come molti altri italici campioncini.
Perdita dolorosa di un oggetto irreparabile. Quasi parallela alla perdita della più vigorosa maturità. Al sopraggiungere della vecchiezza.
Mi coglie il desiderio di offrire biscottini ai cani sacri d'Atene, dei quali Plutarco ci narra fossero capaci di miracolose guarigioni. (e, miracoli della Macchina del Tempo, nuovamente sento disquisire in questi giorni di cani taumaturghi!)
Potrebbero forse riparare la mia macchina fotografica, magari con l'aiuto del dio Esculapio? Potrebbero forse ridarmi il vigore d'un tempo senza dover ricorrere a massicce dosi di melatonina e ginseng?
Diogene afferma che gli ex-voto dedicati ad Esculapio sarebbero stati assai più numerosi se fossero stati offerti da coloro. che "non" erano potuti guarire!
Immagino muri coperti di ex-voto di questo genere, come una scia di pietre d'un infinito mondo di feste di "non compleanno", degne di Alice e delle sue Meraviglie.
Ma al gioco degli scacchi una discreta ma agguerrita galleria di "vecchi" (senectus ipsa morbus est.dice Terenzio), miracolati dai cani di Atene o da Esculapio in persona, però esiste.
Un mio caro amico di Nizza, un altro "vecchio" brillantissimo, più che ottuagenario, il Maestro di scacchi e libraio Jean Pierre Rudin, mi ha raccontato che l'allora Presidente francese Mitterand non apprezzò per niente il regalo di buon compleanno che gli fece il suo ministro della giustizia Robert Badinter: il "De senectute" di Cicerone.
Il Presidente avrebbe potuto leggere, può darsi con dispiacere, che, secondo l'autore, una delle buone cose della vecchiaia (che per i Latini iniziava, giustamente, a 60 anni) è che ci si libera dei "piaceri della carne", "..il più grande vizio della giovinezza", " per il quale si sprecano innumerevoli energie preziosissime senza alcun costrutto".
Molti sono infatti i campioni di scacchi sessantenni, come Portisch, Spasskij e Kortchnoj (che proprio un anno fa festeggiò le sue 66 primavere battendo a Wijk aan Zee, Short, che rimane pur sempre uno dei migliori giocatori di occidente) e parecchi altri agguerriti GM che figurano ai primi posti della graduatoria mondiale.
D'altra parte fu questo il caso di Cicerone stesso. A 62 anni, in barba a tutti i suoi sani e moraleggianti principi, decise di convivere con una ragazza di 14 anni, Pubilia, e di separarsi dalla sua fedelissima Terenzia, con la quale aveva condiviso la sua vita per più di trent'anni.
Antonio fece giustiziare l'oratore, ma per motivi politici, non certo perpedofilia, in piena luna di miele.
I vecchi leoni degli scacchi si battono dando prova di un ardore giovanile e non stanno un attimo a meditare se mettersi ad offrire biscottini ai cani sacri di Atene, oppure su questa riflessione dell'oratore latino: ( Sono al limitare della soglia della vecchiezza. Divento irritabile. Tutto mi ferisce." Che premonizione!
Al momento di morire Cicerone disse al suo carnefice, Popilius: "Avvicinati, veterano, fammi vedere con quale abilità tu sia capace di ferirmi!"
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