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LA SCACCHIERA DALLE UOVA D'ORO
Non volevo giochi. Posso citare testimoni degni di fede. Posseggo un obsoleto Pentium II con 16 Megabyte di memoria che mi serve per scrivere battendo con gioia faticosamente con due dita sulla morbida tastiera. Ciononostante è diventato quasi una parte del mio corpo come avviene per le scarpe, gli occhiali e le protesi dentarie.
Mi è ormai indispensabile per catalogare, archiviare, scrivere appunto; ma non volevo che mi invadesse, e perciò non volevo mettermi in casa programmi frivoli. Il computer doveva servirmi per il lavoro e basta, poi è accaduto che ricevessi in dono un programma per giocare a scacchi ed ho ceduto alla seduzione.
Sia chiaro, giocare a scacchi non è un impresa frivola per i giocatori professionali, e in generale per chi a questo gioco si dedichi con serietà e notevole applicazione e con qualche ambizione. Per me lo è sempre stato ed a maggior ragione oggi lo è di più.
Gioco, dopo tanti anni, piuttosto male, mi fanno difetto la capacità di concentrazione, la forza logica, il calcolo minuto delle diramazioni, di varianti, la memoria specifica, e financo la grinta. Ma gioco egualmente, affascinato, ma, appunto, in modo frivolo e temerario. Ho tanti libri, consultati avidamente non molto più in là dell'indice, mai uno studio serio; ho scacchiere, pezzi, orologi da torneo antichi e moderni.
Cerco l'avversario del tipo giusto, cioè che giochi a un dipresso come me, con lo stesso spirito svagato e festivo, (e oggi anche al più orrido spingilegno questo spirito manca e gioca soltanto per VINCERE), ad un livello non troppo diverso dal mio, altrimenti, se è troppo bravo, mi schiaccia come una formica, ed io non ho la vocazione della formica come non l'avrei del farmacista, e se è troppo debole ( anche se sono proprio costoro che pensano di essere dei fuoriclasse) la mia vittoria è insipida o sa di maramaldo e dovrei subirne le pietose lamentele.
Con gli anni si diventa poi sempre più difficili. Il tale fischietta, il talaltro picchia sui pulsanti come un fabbro, il terzo vaga a mezza altezza sulla scacchiera con la mano come l'avvoltoio Giugurta di Dumas o commenta ogni mossa. Il più simpatico, quando gioca sfodera una grinta ed un'antisportività indegna di un appassionato. L'ultimo mi è antipatico senza apparente motivo.
Nonostante tutto è l'unico gioco che amo, che abbia accettato ed a cui sono rimasto fedele. Gli altri mi annoiano, provo dolore se perdo ma non provo gioia se vinco.
I miei avi hanno tutti sempre giocato a scacchi chissà da quando, ed io ancora oggi ho, come una reliquia, la scacchiera di mio nonno Giacobbe.
Da tempo, su questo scenario, ha fatto irruzione il giocatore elettronico Reso il debito omaggio alla ricca confraternita dei buoni cervelli che lo hanno programmato, il confronto è d'obbligo: quale è l'avversario più desiderabile? L'uomo o la macchina? La risposta non può essere che vaga, anzi, evanescente; un confronto si fa tra termini comparabili e questi due non lo sono.
Proviamo egualmente.
La macchina è sempre lì, in qualunque momento del giorno e della notte. Non occorre invitarla o andare a casa sua, è sempre a tua disposizione, non si stanca, non si nega, non si innervosisce (come fanno notoriamente gli scacchisti umani, specie se inetti). Puoi assegnarle vari livelli, sceglierti cioè un avversario della tua misura.
Questo, tuttavia, costa un prezzo. L'avversario umano lo guardi in viso, cerchi di leggere le sue intenzioni o almeno il suo stato d'animo. La macchina è invece ermetica: "pensa" anche lei per tutto il tempo da te concessole, ma del suo più o meno rapido esame delle decisioni affiora, sullo schermo di fianco alla scacchiera, nulla più che un quasi illeggibile formicolio di cifre, un susseguirsi di ipotesi troppo veloci perché l'occhio e la mente le possa seguire. Puoi dunque scegliere una controparte che giochi bene, mediocremente o a casaccio, in ogni caso essa gioca con uno stile che non è umano.
L'uomo ha lampi di illuminazione in cui supera sé stesso e che si possono tradurre in mosse geniali ma anche momenti di distrazione, la cui frequenza è stata sempre in me di valenza assai superiore alla prima e va aumentando verso la fine della partita e l'inoltrarsi dell'età. La macchina è piatta, non fa mosse esclamative, non si distrae mai, non si stanca, non invecchia.
Intere falangi di poveri scacchisti poco dotati ormai si sforzano di imitarla, quando si distraggono rifanno la mossa, e la macchina, poiché è una macchina, non si impermalisce.
Superano ampiamente i limiti di tempo, e lei rimane perfettamente inerte. Molto umanamente gridano poi: "Vittoria"! e lo fanno sapere ad amici e parenti con acutissimo trionfale suono di buccine e rullo di tamburi. L'occulto giocatore meccanico è dunque un grande seduttore: è lì che ti aspetta, sempre pronto e sempre nuovo, gentile, spietato, ma condiscendente. Ti chiama e ti distrae dalle tue incombenze ed anche dalla lettura, ma umano non è. Ne puoi ammirare la perizia, come si ammirano i cavalli danzanti lipizzani o le foche del Circo, puoi perfino, abusivamente, provare una curiosa compassione per lui, che in fondo non è che un dischetto, quando lo vedi ronzare davanti ad una situazione intricata, ma l'avversario in carne è qualitativamente diverso.
E' tuo consanguineo, anche se lo hai conosciuto da poche ore. Lo vedi in viso, ti misuri con lui, lo sai come te capace di invenzioni allegre e di strafalcioni. Alla fine partita, come alla fine di una vita,puoi parlargli con la confidenza che nasce da un confronto, commentare i suoi sbagli e i tuoi, giudicarlo e sentirtene giudicato. Lui impara ("Tristo impara") da te e Tu da lui, mentre la macchina sa già tutto e non impara niente.
Tuttavia qualcosa puoi pure imparare tu da lei: anche soltanto la pazienza e l'attenzione e (perché no?) i finali di partita.
Così stavano le cose, ma ad un tratto, oggi, mi sono svegliato. Ho avuto la sensazione di ritrovarmi in "Terrori notturni" di The Next Generation .
Quando mai scrissi le precedenti antichissime cose?
Ieri. Sì, ieri (sei mesi fa). Ed oggi si parla solo di Kasparov e di Deep Blue. Ho la sgradevole sensazione che le mie facoltà di giudizio siano soffocate dall'ovatta.
Vorrei chiudere gli occhi, ma non ce la faccio. Così mi avvio sul videoregistratore "Terrori notturni". Sì, meglio la fiction, così riposante, così leale, così happy end, così.fiction.
Perché, ingenuo ed ignorante, fino a ieri, così pensavo andasse usato il computer, fossero i limiti del computer.
Poi è venuto Kasparov e la IBM- e il sacro verbo di Wall Street ha celebrato il trionfo del loro epico match : ogni dollaro ne ha fruttati 20! Lo stesso Kasparov ha guadagnato di più in sei giorni che in tre anni il 95% dei giocatori del mondo (riuniti)!
E finalmente ha visto la luce la Scacchiera dalle uova d'oro, e nessuno mai si sognerà mai più di ucciderla.
Solo qualche anno fa, pochissimi, fui implicato in una "querelle" con l'uso del computer nel gioco per corrispondenza che oggi induce al riso!
E' iniziata un'epoca nuova, a prima vista squallidissima. Senza nobiltà, stile, creatività ed immaginazione. Ci stiamo adeguando in ogni piccola e grande cosa.
Temo si finirà per giocare con l'aiuto di un computer, come di una protesi. Chissà.
Io, moderno eremita circondato da forse presto obsoleti marchingegni, mi rifugerò col mio Videoregistratore in galassie inventate, a curvatura 9.5.Fingerò di essere felice.
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