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L'ESTASI "PROFONDA" DI NABOKOV
Incominciò, forse, l'ingegnere austriaco Wolfgang von Kempelen, costruendo il suo complesso e straordinario Automa, a vellicare il desiderio masochistico dell'uomo di essere strapazzato da un tecnologico marchingegno da lui medesimo costruito.
Nel 1809 si cimentò con questo Automa un grande di piccola statura: Napoleone I°.
Nel 1996, a colori invertiti, Kasparov con Deep Blue.
L'Imperatore aveva già conseguito numerose vittorie contro il Generale Bertrand e M.me Rémusat, e non sapremo mai se furono frutto della sua geniale strategia o di astuti...gambetti dei suoi sottoposti.
Il secolo dei lumi aveva dunque piazzato la sua testa di ponte.
Il fascino irresistibile della tecnologia cominciava a filtrare il suo sottile mortifero veleno.
L'Imperatore lo subì per primo e fu ingloriosamente battuto dall'Automa, che lo ingannò.
In effetti, come tutti sappiamo, non era che un'ingegnosa soperchieria! Nell'interno del meccanismo era alloggiato un piccolo grande maestro (si parla di taglia, beninteso! ), che azionava le mani dell'Automa.
Ora siamo giunti al primo scontro reale tra un campione del mondo ed una macchina costruita dall'uomo.
Che avrà pensato Nabokov del computer contrapposto all'uomo?
Lui che, nella sua autobiografia, riconosce che nel corso dei suoi "vent'anni d'esilio" consacrò a questo gioco "un lasso enorme di tempo".
Egli afferma che la sola lagnanza riguardo a questo gioco fu " che la passione di giocare con delle figure scolpite, duplicazione materiale della fantasia e del pensiero, abbiano inghiottito, nel corso degli anni più densi di vita pulsante e più fecondi, tanto tempo...".
Definisce il gioco come " Una magnifica arte, sterile e complessa" che esige " Un'ispirazione di tipo musicale, quasi poetica, o, per essere completamente esatti, poetico-matematica".
Nabokov precisa: " Le parole non sono sufficienti, mi sembra, per dare veramente un'idea di ciò che questo gioco del pensiero comporta di estasi profonda". Profonda!
Nel momento in cui il computer sfida l'uomo, i suoi manipolatori hanno chiamato la loro macchina " Profondo ", forse per definire la complessità delle loro ricerche. All'inizio parodiarono un celebre film pornografico ( Deep throught e throat ) e ora hanno finito per battezzarlo " Profondo blu ".
Blu, come il vortice abissale in cui sta inghiottendoci la "computing machinery".
Così è. Ci si può consolare in mille modi poetici o razionali ma ancora una volta il nostro gioco millenario è messaggero dei mutamenti del misterioso significato della vita e della morte.
S'intravedono nel morboso interesse scatenato da questo fatuo confronto ben foschi orizzonti. Una morte annunciata della creatività, del pensiero umano.
E sarà pur vero che le macchine " Non giocano affatto, nel senso che noi diamo alla parola " , ed è verissimo " che le sfide con i computer sono d'interesse relativo quand'anche essi vincessero, e lo faranno tra breve. " (Prof. Piergiorgio Odifreddi ), ma allora perché tanto immotivato risveglio d'interesse, dopo anni di silenzio, da parte dei media, per una così squallida esibizione? Temo che nessuna risposta deponga in favore della cultura e dell'intelligenza.
E serve a poco tentare di consolarsi con la bellissima frase del prof. Odifreddi, docente di Logica all'Università di Torino : " Quando i computer ci batteranno non si tratterà d'altro che della vittoria di un motore a reazione contro un battito d'ali. "
Ma intanto, certamente, Nabokov non è sereno. Arte? Poesia? Musica? Vede solo calcolo. Tre miliardi di calcoli al secondo.
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