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PAROLE E CONFESSIONI
Parole e confessioni. Lo scrittore e filosofo Miguel de Unamuno pubblicò, nel 1912, il suo libro più celebre, Il sentimento tragico della vita . Le sue stesse sofferenze può essere che l'abbiano indotto a pensare che la filosofia serve all'uomo quand'essa dà una mano alla poesia e non alla scienza.
Egli si esercitò tutta la vita, con più sofferenza che gloria, al gioco degli scacchi. Scrisse ne: Il romanzo di don Sandolio : "Egli gioca come uno che celebri una cerimonia religiosa. O piuttosto no, meglio ancora, come chi crei una silenziosa musica religiosa. Il suo gioco è musicale. Egli afferra i pezzi come se pizzicasse un'arpa. E, allo stesso modo, m'immagino il suo cavallo, non nitrire, questo giammai! ma respirare musicalmente, allorchè si apprestasse a dar scacco al suo avversario. E' come un cavallo alato. Un Pegaso. O ancor meglio una chiave di pianoforte di legno come questa. E non si posa sulla scacchiera! Non salta; vola. E quando gioca la regina? Pura musica!"
Ma, parallelamente, Unamuno fu un accanito detrattore dei giocatori di scacchi. Come traspare chiaramente da questo passo: " Egli mi batté,non perché giochi meglio di me, ma perché non fece che applicarsi al gioco mentre io mi distraevo, mentre io l'osservavo.. Non è un uomo intelligente...ma applica ogni più riposta risorsa nel gioco."
Sono parole che sono altrettante confessioni . Confessioni di impotenza scacchistica. Quante volte ho sentito raccontare questa triste fiaba da scacchisti frustrati, alla ricerca di alibi, di anestetico disse Primo Levi, "Ho perso, ma io ho troppe altre cose per la testa.. se si considerasse il talento puro, l'intelligenza..sarei perlomeno Maestro. Mi distraggo, ho troppa fantasia." Un pò di autocritica? Giammai, e che, con il loro cervello?
Certo, possono consolarsi, ci credeva anche Miguel de Unamuno.
Ma lui era, infine, Miguel de Unamuno.
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