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ANDANDO DA UN ALBERO ALL'ALTRO
Omero, L'Odissea
Questo secolo che così squallidamente e tragicamente si avvia alla fine aveva solamente qualche settimana di vita allorché Freud scriveva a Filess: "Io vorrei che mi sotterrassero...in un luogo dove non vi fosse più alcun dibattito scientifico, salvo ciò che concerne i miei convegni con te. Ah! se solamente avessi il denaro necessario o un compagno di viaggio per recarmi in Italia... io passo dagli scacchi alla storia dell'arte senza potermi interessare profondamente a niente di tutto ciò."Quando giocava a scacchi Freud considerava il re e la regina come immagini del padre e della madre. Egli pensava che il giocatore conservi dei sentimenti infantili nei riguardi dei genitori, anche nell'età più avanzata. Allorché un campione attacca il re avversario egli in realtà si augura di rimuovere, di sopprimere, la figura paterna: il re avversario ( proprio come il padre) capeggia con la violenza del rango il gruppo composto dall'insieme dei pezzi che aggrediscono il giocatore-bimbo.
Oggigiorno queste tesi freudiane divertono, più ancora che apparire sorprendenti. E tuttavia ciò che distingue i geni degli scacchi dai migliori giocatori, è la stupefacente relazione che i primi mantengono con il loro padre.
Morphy, stringendo nelle mani lo stendardo de "la Castiglia", sulle mura immaginarie di una Nuova Orleans della metà del XX° secolo, combatte contro suo padre fino a perdersi nella follia. Fischer occulta quasi magicamente agli occhi del mondo il suo genitore, sprofondandolo nel buio del razzismo.
Ma Kamsky ha fatto dapprima, del suo, la sua voce, le sue labbra, poi il suo scudiero.
Questa identificazione gli permette oggi di giocare in modo insolito, armonioso e quasi sprovvisto di quell'aggressività così implicita nel nostro gioco, che gli permetterà, io spero, di raggiungere il titolo di più giovane campione del mondo della storia degli scacchi. Come se il padre gli avesse infuso il calmo ricordo d'una lontana bellezza e bontà. Questo padre forte e battagliero, che, attirando su di sé ogni strale, ogni fulmine, tanto ha lottato e ha fatto per la sua creatura.
Kamsky protetto, e i corvi dell'invidia e della maldicenza, soli, a punteggiare d'oscuro, a rappresentare l'insicurezza in un terso firmamento minacciato dalla burrasca. La burrasca che s'abbatté alle Canarie, quando, poche ore prima dell'incontro con Anand, i funzionari elaborarono un "infernale" protocollo su misura per eliminare di forza Kamsky dalla corsa verso il "paradiso" della vittoria. Un regolamento ad personam. Perché, per amor di quieto vivere, si parla di ipotetica stanchezza senza considerare a fondo, seriamente, i fatti reali? L'ipocrisia della" sportività"! E per fortuna non si aveva più il potere di rinchiuderlo in un gulag! Così anche in queste isole..paradisiache, ( che già Plinio qualche decina di..secoli fa aveva così ben descritto, e supponendo che il loro nome derivasse dal gran numero di cani (canis) , ( ma che.. canarini!) che vi si trovavano, aveva presagito i tempi moderni del turismo di massa, pullulante di tedeschi ed inglesi con i loro Fido e Bobi), è fiorita la consueta malapianta "infernale" della calunnia, della maldicenza verso questo padre..terribile, lordo d'ogni nequizia. Una..belva,..un mostro sanguinario.
Ma penso ad Ulisse. Egli si ricorda che da ragazzo correva dietro a suo padre: " Andando da un albero all'altro, e parlando con ognuno...".
Come Gata, alle Isole Canarie.
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