LA MELODIA DELLA RIPETITIVITA'

La melodia della ripetitività! Fu Aljechin, proprio il grande Aljechin,
( verrà un amico, per il mio bene, ad insegnarmi come si scrive correttamente. In cirillico.) che affermò: " Saper giocare bene a scacchi non serve a niente, tranne che il saper giocare bene a scacchi. " Disse esattamente così Aljechin, il grande Aljechin.
Eppure non conosceva, non poteva conoscere, " Il senso semantico d'una ripetizione" e " L'abilità dell'uso della ripetizione ".
Sono due titoli che ho preso a prestito dalla quarta parte dell'ultimo libro di Kundera: " I Testamenti traditi ". Kundera, si sa, oltre che eccelso romanziere è qualcosa in più d'un buon scacchista. Questo suo ultimo saggio, a mio avviso, farebbe un gran bene a traduttori, poeti, romanzieri, lettori, critici e criticoni, e...giocatori di scacchi, ma ancor più a liceali e professorini liceali, e a giornalisti e "opinionisti" che per il solo motivo di appartenere ad un'area ben precisa, con boria e tracotanza si sentono unici depositari di kultura e raffinatezza, e chiosano, bacchettano, moraleggiano, e, storcendo nasi e bocche in perpetuo segno di supponenza e disgusto, continuamente, come diceva mio nonno Giacobbe: " a van a mostreie ai gatt a rampiè " .
Kundera si meraviglia che " i traduttori non mantengano la ripetizione del medesimo vocabolo anche quando sia voluto dall'autore"
( I Testamenti traditi pagg. 105-118 ).
Qualcuna delle succitate maestrine dalla penna rossa ( molto rossa ), si meraviglia che si ripeta in susseguenti periodi svariate volte, che so..il nome.. Babilonia, vocabolo semantico, mitologico, dall'intensa melodia evocatrice. Sono i medesimi che insegnerebbero a Manzoni a non scrivere periodi più lunghi di tre righe, o a W. Saroyan a non ripetere ad ogni riga: " e mio zio mi disse ", " ed io dissi a mio zio". Non si fa. ...Lo dice Baricco.
E dire che, se mai giocassero a scacchi, sarebbero gli stessi che giocherebbero per quattro milioni di volte la difesa Caro Kann. Senza peraltro eccellere. E, (giustamente), godendo di tanta insulsaggine. Loro pensano di aver il genio di Ravel.
Se vi è dunque una " melodia della ripetizione", se anche il Tempo che scorre " è ripetitivo e lineare, se in effetti il tempo NON ESISTE ( chi mai l'ha visto? ) , se tutto può essere moda o pregiudizio, giochino pure questi geni impagabili le loro insulse partite a scacchi: ...grande è la raffinatezza dell'insulso, l'ideale confuciano dell'insulsaggine, tanto caro a Lao-tse.
Roland Barthes nel 1975 quando visitò la Cina scrisse: " Nuovi orizzonti si svelano: quello della gentilezza o, meglio, dell'insulsaggine". Anche in cucina la saggezza orientale afferma che la sublimazione del gusto si raggiunge soltanto con il massimo della insipidità, che mai può venire a noia.
Ma costoro tollerino che uomini barbari, dal modesto corredo cerebrale e che al massimo hanno letto le avventure di Topo Gigio, poveri medici che vogliono cimentarsi con l'ardua penna e il bianco foglio ( non arancione per carità !), seguano i loro virulenti umori. Certo per tollerare ciò, bisogna essere dei.. liberali.
C'è chi ricerca l'insulso e chi le forti emozioni. Chi mena vanto di seguire liceali dettami, chi , ammaliato da Babilonia, vuol seguire il suo..poetico estro. Chi ama la minestrina di stelline e chi la bagna caoda, chi la Caro-Kann e chi il gambetto di Re. W la libertà!