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IL RITORNO DI FISCHER IL MALEDETTO
Con che pizzicorino di piacere gli appassionati hanno seguito la rivincita del match Fischer-Spassky dopo vent'anni di rifiuto d'un atto di giustizia..
Nel 1975 il titolo di Campione del mondo fu rubato a Fischer dietro una scrivania, nel chiuso d'una stanza della Federazione Internazionale, trasformata in un covo di truffatori manipolati allora dalla polizia segreta sovietica.
Ciò non sarebbe mai stato possibile su una scacchiera.
Alfine, la corona tornava a Mosca!
I ragazzi del coro, i chierichetti, si misero a salmodiare : " Il comunismo è invincibile ".
In seguito, solo contro tutti, Fischer fu costantemente tormentato da agenti pubblicitari che speravano di far fruttare la enorme reputazione della quale godeva (quella di essere la persona più intelligente del mondo..) e di servirsi di lui per vantare i meriti di Enciclopedie di Computers, offrendogli milioni di dollari.
Ma egli aveva scelto il silenzio, rifiutando perfino ogni apparizione in TV ed ogni dichiarazione alla radio o alla stampa. Ed i comuni mortali, dai nobili sentimenti, immersi nel tran tran del conformismo, dell'autorizzato, coi loro brillanti cervelli a domandarsi: come mai? A cui seguiva l'immancabile risposta che si dà quando si è di fronte al genio fuori dagli schemi, dai circuiti integrati: è pazzo, un povero pazzo.
Molte volte aveva annunciato le condizioni per il suo ritorno e le sue richieste all'organizzatore : 1) Riconoscimento del suo titolo 2) Consenso al match di rivincita a cui solamente Spassky aveva diritto. 3) Obbligo di giocare ogni giorno, senza aggiornamenti, ne "secondi" ne computers. 4) Svolgimento dell'incontro al di fuori della sfera della Federazione Internazionale. Queste condizioni sono state accettate. L'incontro ha avuto quindi inizio nell'isoletta adriatica di Santo Stefano (ex Jugoslavia ). Lo "sponsor" è probabilmente una delle più abbiette persone oggi viventi. Si chiama Jazdmir Vasilijevic. E' lo stesso che fornisce le armi ed il petrolio all'armata serba.
Fischer, quando ha a che fare con questa categoria di miliardari sprovvisti di ogni morale e di ogni scrupolo, ( ohilà, una maggioranza molto larga! ) deve pressapoco pensare come Tristan Tzara : " Piccole carogne, grandi carogne, sempre carogne sono ".
Egli ha preteso che gli organizzatori proclamassero pubblicamente che l'incontro " is not the political but the world sport event ".
La parte del grullo comico è stata interpretata dal governo degli Stati Uniti. Per lunghi vent'anni ha abbandonato il suo campione "tra le corna del toro".
Il 7 Agosto, accolto dai sogghigni degli osservatori, ha annunciato equamente che " autorizzava " l'incontro. Come se Bobby non se ne infischiasse del tutto di ciò che si può pensare a Washington!
Il 16 il Dipartimento per la Sicurezza ha posto in guardia l'anarchico: " Il torneo viola le leggi americane ". E a tal punto, ogni libero pensatore si è tenuto la pancia in mano dal ridere.
Come si diventa miopi quand'è l'ora di giudicare! L'enorme legione dei conformisti, i ragazzi del coro, i servi di tutte le chiese, di tutte le ideologie, i poveri terreni, che non vollero riconoscere, mentre erano in vita, ne Rimbaud, ne Majakowskj, ne Dino Campana, ne Leopardi, ne Van Gogh, che sono riusciti a incoronare d'alloro Salieri, dopo aver scuoiato Mozart, che hanno soffocato Fischer di menzogne per vent'anni, come solo loro sanno fare: con meschineria !
All'inizio fu... Regina Wender.
La madre di Bobby Fischer appartiene, come i suoi figli, alla razza di coloro che cantano durante i supplizi. Ma lei ha saputo cantare il suo amore per i poveri e le cause perse. E in che modo! Nel 1933 ha voluto far giungere la sua melodia là dove un inno rivoluzionario si illudeva di piegare l'orgoglio dei potenti e l'aridità degli speculatori. Prese il treno e partì per Mosca.
Tutta sola , andò a soccorrere il proletariato nel suo santuario. Per 5 anni, fino al 1938, più Marta che Maria, Regina fece iniezioni a dei sifilitici, vuotò vasi da notte. Allorchè, nel 1938, la sua mente comprese a fondo ciò che vedevano i suoi occhi e sentivano le sue orecchie, dopo il suo arrivo in Russia, essa abbandonò Mosca, più furiosa che offesa. Tornò per raccontare al mondo ciò che il mondo si rifiutò di udire. Nulla e nessuno le prestano ascolto.
Per far da genitore di Bobby, Regina scelse Gerhardt Fischer, di cittadinanza tedesca, biofisico di professione. Ma Gerhardt sparisce dalla vita di Fischer come il padre di Rimbaud dalla vita del poeta. Ne Regina, ne Bobby, hanno mai fatto la minima allusione al "padre".
Può darsi che dopo aver eseguito il suo dovere biologico egli sia vissuto a Chicago o in Cile, a meno che abbia invece deciso di finire i suoi giorni nella sua città natale: Berlino.
Nel paesaggio fischeriano il padre è avvolto da una coltre di nebbia.
Bobby Fischer nacque il 9 Marzo 1943 all'Ospedale Michael Reese di Chicago. Del frutto delle sue viscere Regina avrebbe voluto farne, ne era persuasa, un drammaturgo, un musicista, uno scienziato.. e non un giocatore di scacchi con un avvenire da poeta maledetto.
Una volta terminata la guerra, la regina Wender, insieme a sua figlia e a Bobby, scelse un rifugio in pieno deserto dell'Arizona. Vicino alla Sierra della Stella. Un luogo chiamato Mobile servì loro da villaggio, da casa e da rifugio. In quel tempo questo autentico buco non contava che tre abitanti: i tre membri della famiglia Fischer.
Bobby interrogava il firmamento ed osservava le stelle della Sierra dallo stesso nome. Era già un Talete da Mileto in calzoncini corti ed un filosofo presocratico tascabile. Guardando il cielo si chiedeva " Da dove veniamo? " e " dove stiamo andando? " Fin dalla sua infanzia egli si interessò a tutto ciò che è umano, ma sopratutto a ciò che è divino. Passò ore ad ascoltare i vecchi Indiani della riserva rievocare i loro Dei. In loro compagnia canterellò nel corso delle loro cerimonie, dei loro riti e delle loro feste. Ben presto i Fischer si catapultarono nel bel mezzo di un altro grande centro spirituale: il quartiere ebraico di Brooklyn. Aqualche yards dalla casa dell'ex fanciullo prodigio Samuel Reshewsky ed a qualche passo dal rifugio dove vive l'attuale delfino: Gata Kamsky: il caso, in effetti, ha il senso dell'orientamento.
Dopo che la regina madre ebbe notato che suo figlio passava le ore più fruttuose della giornata, senza parlare del suo tempo libero, di fronte ad una scacchiera, sfidando un avversario invisibile, mise un annuncio su un giornale locale.
Il 13 Gennaio 1951 il redattore capo dell' "American Chess Bulletin " le rispose.
Quando ancora doveva festeggiare il suo ottavo compleanno, Bobby disputò le sue prime partite contro un giocatore in carne ed ossa, dopo aver battuto mille volte spiriti racchiusi soltanto nei suoi sogni. La sua strada, una vera e propria strada reale, senza soste ne pedaggi, comincia allorche disputa la sua prima partita ufficiale contro il campione di Scozia Max Pavey.
Ad appena 12 anni si affermò nel torneo principale del Manhattan Chess Club e un anno più tardi, a 13 anni tondi tondi fu proclamato per la prima volta campione degli Stati Uniti. La sua vittoria contro Donald Byrne nel 1956 è conosciuta con il nome ben meritato ed ancor meglio conservato di "Partita del secolo". A 17 anni è di già l' "ombra di Dio sulla scacchiera" il sovrano dei sovrani : l'invincibile Fischer.
E' in questo periodo che Bobby vede ergersi a lui dinnanzi i poliziotti sovietici mascherati da giocatori di scacchi ed i loro alleati, i burocrati della Federazione Internazionale e della stessa Federazione americana.
Tagliole, veti, artificiosi cavilli...tutto è permesso ed ad ogni livello pur di impedire a Fischer di conquistare il suo titolo di campione del mondo.
E Fischer se ne sta incrollabile, invincibile, anticomunista, e, per maggior derisione, mistico.
Dopo due lunghi periodi di ritiro, in segno di protesta contro gli imbrogli "ufficiali" , Fischer ritorna alle competizioni nel 1971. Elimina tutti i maestri che lo affrontano. Nel 1972, contro Spassky, cosegue il titolo di campione del mondo.
Il seguito si conosce. Furto, persecuzione, calunnie.
E poi il ritorno che fà tabula rasa di vent'anni di usurpazione.
Il campione del mondo della Federazione Internazionale, Kasparov, sotto l'ombrello del suo titolo, (in esile carta da sigarette) è inzuppato fino alle ossa. Gli appassionati rivoltano contro di lui la frase con la quale egli stesso aveva squalificato Karpov: "Non ha mai vinto di fronte ad un ex campione del mondo a lui precedente (leggi Fischer), per conseguenza il suo titolo mondiale è usurpato : egli non è mai stato il campione del mondo ".
E già sono saltati tutti gli schemi, Kasparov fatica a trovare una città che metta in palio una borsa decente per la prossima sfida mondiale. Si parla nuovamente del campione vero del genio vero
del vero trascinatore. Gli altri ridotti a comparse. Ma Fischer si occupa solo di ciò che ritiene personalmente giusto.
I campioni mitici hanno regnato sulla scacchiera per decenni: Alekhine, Lasker, Botvinnik e Steinitz hanno conservato il titolo supremo fino attorno alla sessantina.
Fischer, verosimilmente, sarà campione del mondo fino al XXI° secolo... Egli non avrà allora che 57 anni.
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