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IL ROGO DELLE VANITA'
Aveva reclutato dei fanciulli per farne dei delatori.
Fu un idealista fanatico, che volle reprimere i vizi ed i costumi dissoluti.
La sua utopia "rivoluzionaria" aveva per consolidata opinione una purezza senza cedimenti.
Non si evoca un integralista o un fondamentalista d'oggigiorno, ma un monaco che, or sta passando esattamente mezzo millennio, fu il re senza corona della città di Firenze: Savonarola.
Fra le esemplari distrazioni che propose ai suoi ferventi seguaci egli ebbe non solo il Giudizio di Dio, ma anche il Rogo delle vanità.
Dopo la messa, la comunione, gli inni e le litanie, una processione salmodiante conduceva i fedeli fino in piazza della Signoria.
Là un piramide di legna da ardere rappresenta l'inferno.
Sui suoi gradoni innocenti fanciulli gettano al rogo le "vanità": libri eretici, quadri raffiguranti belle peccatrici, come Cleopatra, profumi, maschere, parrucche, vesti preziose...e giochi di scacchi.
Dopo averli purificati con acqua benedetta, si recita un Te Deum, dopodichè si brucia il tutto.
Quattro anni più tardi il suo trionfo, il 28 Maggio 1498, Savonarola confessa, un pò "aiutato" con il supplizio della corda, ch'egli è un grandissimo impostore.
Fu appeso a dondolare e arso vivo fra le risa e i motteggi: "Compi un miracolo adesso, profeta!" Altri spettatori sputano su di lui o gli lanciano pietre, e nel frattempo il boia s'adopra per prolungare al massimo il suo supplizio.
I suoi piedi sono sanguinanti: un "burlone" ha conficcato dei chiodi sulla strada per il luogo in cui si erge il patibolo. Con le mani legate, egli teme di lasciar vedere le sue "vergogne". Il boia rifiuta di legare la sua corta camicia alle sue coscie.
Tal quale è la violenza, l'astio, l'acredine, l'odio, il disprezzo e la ferocia che serpeggiano, palpabili, in una partita a scacchi di torneo. Per fortuna il gioco al massacro è strettamente mentale. Non vi è spargimento di sangue. Eppure la ferocia dell'uomo è, proprio per questo, superiore a quella sul ring.
Certo è inoppugnabile, come ha recentemente affermato Gary Kasparov, che: " Gli scacchi sono in assoluto lo sport più violento su questa terra. Ma non vi è un boia che ti costringa a dibatterti tra atroci sofferenze. Solo qualche sciocco masochista continua impavido a subire l'atroce tortura d'una sicura disfatta.
Negli scacchi "veri", il giocatore in posizione persa ammette la sconfitta, ed il vincitore gli stringe la mano.
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