SUBALTERNI DEL CAOS E CONVERSAZIONI COI FIORI

In "Sinbad il marinaio" i viaggiatori sbarcano su un'isola sconosciuta: le sue sorgenti, le sue piante, i suoi alberi d'alto fusto, sono paradisiaci, essi si sentono così felici...Fino all'istante in cui, repentinamente, si rendono conto che ciò che credevano essere un isola in realtà è il dorso d'un mostruoso pesce che si appresta a tuffarsi negli abissi.
Il giocatore di scacchi cade preda d'un simile panico allorché, dopo aver condotto brillantemente una partita, constata, in seguito ad un colpo del tutto imprevisto del suo avversario, ch'egli è completamente ed irrimediabilmente perduto.
Sembra che i neuroni che sono in funzione in quell'istante, o che sono all'origine delle nuove idee e sensazioni che sorgono nel cervello del giocatore siano del medesimo tipo di quelli che governano il momento del distacco dai sogni.. e gli stessi degli incubi.
Questi incubi, queste disfatte subìte ed inattese, questi inferni mal dissimulati sotto falsi aspetti di paradisi terrestri, ho avuto sovente la sgradevole impressione che possano essere provocate dalla presenza di spiriti maligni.
Gli Egizi diedero il nome di "Subalterni del Caos" alle entità che noi chiamiamo "diavoli" anche ai giorni nostri.
A dir il vero l'odierna civiltà ha completamente perduto ogni rapporto con i principi del Bene e del Male; ciò perché essa non considera la Creazione che come un fugacissimo istante nel cuore del Caos.
Al presente siamo accerchiati dai diavoli da ogni parte...e spesso questi si manifestano sotto le forme più disparate: fustini di detersivo, tubi di dentifrici miracolosi...
Questi sono diavoli ...esordienti..inclassificati. Ma abbondano i GM.
Solo più i mussulmani, ahinoi, mostrano di temerli, e in effetti i pellegrini (1.500.000 all'anno) in visita alla città sacra della Mecca devono armarsi di 50 pietre per lapidare l'effige di Satana.
Steinitz, che passò parte della sua esistenza a giocare rispettosamente con Dio, avrebbe dovuto servirsi almeno dei lastroni dei marciapiedi di New York, utilizzandone certamente 64. Tanti quanti le case della scacchiera.
Evidentemente gli scacchi e gli scacchisti, essendo arte ed artisti, sconfinano ancora anch'essi nel magico e divino.
Il romanziere polacco Kezik Hentchel fu, nella sua adolescenza, un onesto giocatore di scacchi che sognò di "acquistarsi" magicamente la sua fortuna...strappandosi un occhio. A ben vedere un modo più dignitoso di quello di molti letterati. Kezich Hentchel, nel suo romanzo "Conversazione con i fiori" introduce la figura di un Maestro di scacchi, Giorgio per gli intimi.
L'eroe di questo romanzo malgrado sia un eroe inebriante, non è l'autore stesso, malgrado le apparenze, poiché si tratta di una canaglia e di un falsario capace di qualsiasi misfatto e del più meschino arrivismo, ma che, al tempo stesso, riesce ad essere "l'uomo-fiore".
Attraverso un allucinante gioco di specchi, precipita in un universo schizofrenico.
Come il giocatore di scacchi, egli deve prevedere non solo le sue avanzate, le sue difese e le sue strategie, ma anche quelle del suo avversario. Essere bianco, poi nero, accettare la sua realtà e il suo immaginario, il feticismo del suo essere e la negazione dello stesso, la sua autenticità e la sua falsificazione.
Questa simmetria dei contrari, questa opposizione nell'ambiguità, la si trova egualmente nel gioco degli scacchi, aumentata parossisticamente per la pressione dell'alternarsi delle case nere e bianche della scacchiera medesima.
E se avessi un occhio in meno? pensò l'autore, e,...a maggior ragione, potrebbe farlo il Maestro di scacchi.
E' ben Odino, il dio della mitologia nordica, che porta anche il nome di Guercio: per raggiungere la suprema conoscenza ed eliminare la sua schizofrenia, dovette far dono d'uno dei suoi occhi.
Fu così che gli fu permesso di bere alla fonte della Suprema Conoscenza.
Con grande semplicità.