SCACCHI SOGNO E POESIA

Il grande Jorge Luis Borges, come tutti gli intellettuali, amava gli scacchi. Purtroppo non basta essere uno dei più grandi Maitre a penser per essere anche un ottimo giocatore. Ho personalmente conosciuto un bidello che batteva regolarmente il vice provveditore agli studi, il professore , furente, tutta la notte si interrogava sugli abissi insondabili della psiche e del sapere.
Dice Borges sugli scacchi "Occupazione nobilissima, infinitamente superiore a tutti i giochi che io conosco; tuttavia io sono uno dei peggiori scacchisti che esistano." Borges: Imàgenes.
Jorge Luis Borges, in uno dei suoi " Ultimi Dialoghi " (con Osvaldo Ferrari ) afferma: " Sulla scacchiera ciascun pezzo crede di godere di libero arbitrio ed invece no, la mano del giocatore li spiazza ; anche il giocatore crede di godere di libero arbitrio, ma lui è diretto da un dio che, per ragioni letterarie, dipende a sua volta da altri dei. Si costituisce così tra i pezzi del gioco di scacchi una continuazione senza fine, una catena dalle maglie infinite. Io ho scritto su questo tema due sonetti intitolati " Scacchi " ; sì, in tutti e due, il tema è il medesimo: i pezzi si credono liberi e non lo sono, dio si crede libero e non lo è, l'altro dio lo crede e non lo è, e così di seguito, infinitamente."Di questi tempi è buona cosa avvicinarsi un pò alla poesia e meno alla cure di come incrementare il conto in banca. Intanto è grigia per tutti.. ma, chissà perchè, si respira molto meglio.
SCACCHI II
Tenue re, sghembo alfiere, accanita
regina, torre diritta e pedone scaltro
sopra il nero e il bianco sentiero
cercano e combattono il loro scontro
armato.
Non sanno che la mano designata
del giocatore comanda il loro fato,
non sanno che un rigore adamantino
regge il loro arbitrio e il loro viaggio.
E pure il giocatore è prigioniero
( la sentenza è di Omar ) di un' altra
scacchiera
di nere notti e di bianchi giorni.
Dio muove il giocatore, e questi, il
pezzo.
Quale Dio dietro Dio dà inizio alla
trama
di polvere e tempo e sogno e agonia?
El Hacedor , Ajedrez II
SCACCHI I
Nel loro angolo grave , i giocatori
governano i lenti pezzi. La scacchiera
li trattiene fino all'alba nel suo severo
ambito in cui si odiano i due colori.
Dentro irraggiano magici rigori
le forme : torre omerica, svelto
cavallo, armata regina, re ultimo,
obliquo alfiere e pedoni agressori.
Quando i giocatori se ne saranno andati,
quando il tempo li avrà consumati,
certamente non sarà cessato il rito.
Nell'Oriente si accese questa guerra
il cui anfiteatro è ora tutta la terra.
Come l'altro, questo gioco è infinito.
Jorge Louis Borges
L' uomo è pedina di un gioco le cui regole e le cui mosse non dipendono da lui: in queste allegorie scacchistiche vi è una scoperta negazione del libero arbitrio.
Tra i precedenti di questa fantasia idealistica e panteistica va ricordata quella di Miguel de Unamuno : " La vita è sogno. Sarà forse un sogno, Dio mio, anche questo tuo Universo di cui sei la coscienza eterna e infinita? Sarà un sogno tuo? Sarà che ci stai sognando? Saremo un sogno, un sogno tuo, noi sognatori della vita? " ( Vita di Don Chisciotte e Sancio, parte II, cap. LXXIV ).
Il grande scrittore e filosofo Miguel de Unamuno pubblicò, nel 1912, il suo libro più celebre, Il sentimento tragico della vita. Le sue stesse sofferenze può essere che l'abbiano indotto a pensare che la filosofia serve all'uomo solo quand'essa dà una mano alla poesia e non alla scienza.
Egli si esercitò tutta la vita, con più sofferenza che gloria, al gioco degli scacchi. Scrisse ne Il romanzo di don Sandolio :
" Egli gioca come uno che celebri una cerimonia religiosa. O piuttosto no, meglio ancora, come chi crei una silenziosa musica religiosa. Il suo gioco è musicale. Egli afferra i pezzi come se pizzicasse un'arpa. E, allo stesso modo, m'immagino il suo cavallo, non nitrire, questo giammai! ma respirare musicalmente, allorchè si apprestasse a dar scacco al suo avversario. E' come un cavallo alato. Un Pegaso. O ancor meglio una chiave di pianoforte di legno, come questa. E non si posa sulla scacchiera! Non salta: vola. E quando gioca la regina? Pura musica! "
Ma, parallelamente, Unamuno fu un accanito detrattore dei giocatori di scacchi. Come traspare chiaramente da questo passo: " Egli mi battè, non perchè giochi meglio di me, ma perchè non fece che applicarsi al gioco mentre io mi distraevo, mentre io lo osservavo... Non è un uomo intelligente... ma applica ogni più riposta risorsa nel gioco. "
Sono parole che sono altrettante confessioni. Confessioni di impotenza scacchistica. Quante volte ho sentito raccontare questa triste fiaba da scacchisti frustrati , alla ricerca di alibi, ( di anestetico, disse Primo Levi ) : "Ho perso, ma io ho troppe altre cose per la testa, impegni professionali, la famiglia,.. se si considerasse il talento puro, l'intelligenza.. sarei perlomeno I Nazionale. mi distraggo, ho troppa fantasia,..e poi a me il risultato non interessa, mi interessa il bel gioco, io gioco a zona, solo che ho lasciato la donna in presa.. e poi stavo meglio egualmente, ma per un fattore così trascurabile come il Tempo..ha vinto il peggiore ". Un pò di autocritica? Giammai, ohibò, con il loro cervello?
Certo, possono consolarsi, ci credeva anche Miguel de Unamuno! ( Borges no. )
Ma lui era, infine, Miguel de Unamuno.