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I TESTAMENTI TRADITI DI KUNDERA
" Saper giocare bene a scacchi non serve a niente, salvo a giocar bene a scacchi", ha detto Alekine, che, per altro, non poteva conoscere "Il senso semantico d'una ripetizione" e "l'abilità nell'uso della ripetizione" due titoli presi da me a prestito dalla terza parte dell'ultimo libro di Kundera: "I Testamenti traditi", saggio che, a mio avviso, traduttori, saggisti, romanzieri, poeti, giocatori di scacchi, lettori, critici,drammaturghi,...professorini e..liceali avrebbero interesse a leggere ed ancor più a rileggere.
Amante degli scacchi, Milan Kundera fà immediatamente osservare che:
" Ogni gioco è fondato su delle regole, e più le regole sono severe, più il gioco è gioco. Al contrario del giocatore di scacchi, l'artista inventa le sue regole lui stesso per se stesso, improvvisando senza regole egli non è dunque meno libero che inventandosi il proprio sistema di regole" Kundera si meraviglia che "I traduttori (obbedendo ai professori di liceo) abbiano la tendenza a limitare le ripetizioni" (mi domando che ne sarebbe stato dell'arte di William Saroyan, tanto amato negli anni 50, che fonda i suoi dialoghi sull'iterazione quasi ossessiva.)
Il giocatore di scacchi, che basta a se stesso, artista, poeta, atleta insieme, come dice Alekine, propone tuttavia un'idealizzazione del Tempo: può essere questo il suo involontario contributo al divenire scientifico.
Dopo Omero ed Esiodo, si può concepire il tempo che passa come un fenomeno lineare e ripetitivo (ciclico).
Short,è, checché senta dire dagli immancabili soloni da strapazzo che tentano di ridurlo al livello di un nanerottolo, un campione purissimo, ma è proprio lui che, posto di fronte alla sua cronica mancanza di tempo che troppo frequentemente l'ha condotto alla disfatta, sembra porre l'accento sull'irrealtà del tempo psicologico.
Se, in effetti, il tempo non esiste, (chi l'ha mai visto?), se è una moda, o un pregiudizio, almeno cominciamo a concedere a tutti gli eterni ritardatari la "melodia della ripetizione",...non tradiamo Milan Kundera!
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